1] IO MI SENTO

[educazione ai sentimenti e alla prevenzione della violenza in contesti domestici]

“IO MI SENTO…” INCONTRI PSICO-EDUCATIVI RIVOLTI ALLA POPOLAZIONE per la consapevolezza dei SENTIMENTI

e la PREVENZIONE DELLA VIOLENZA PSICOLOGICA.

Obiettivi:

L’iniziativa è finalizzata ad offrire alle cittadine e ai  cittadini opportunità di aumentare la consapevolezza dei propri sentimenti nelle relazioni con gli altri, e l’ acquisizione di strumenti per riconoscere le situazioni di prevaricazione di un genere sull’altro, e di maltrattamento nelle relazioni intime, di coppia. Verranno proposti filmati, esercizi ed esperienze per sviluppare strumenti di consapevolezza delle dinamiche utilizzate quando sono in gioco i sentimenti, per aiutare a superare l’idea di “possesso”, per lasciar spazio al “rispetto”e alla connessione emotiva.

Strumenti e metodi:

A volte i conflitti si  presentano quando si rimane sul piano delle Logiche, e si sciolgono se si riesce ad ascoltare il “Sentito”:

“IO MI SENTO…” è la formula della Comunicazione Empatica, del concordare, e non del prevaricare.

 La modalità degli INCONTRI PSICO-EDUCATIVI viene scelta per dare l’opportunità a chi partecipa di mettersi in gioco con esperienze dove individuare il proprio stile di relazione, e i sentimenti vissuti, in un contesto guidato da Psicoterapeuti che predispongono un clima di accoglienza e accettazione di ognuno. Vengono utilizzati filmati che ripropongono situazioni che favoriscono la riflessione sui propri stili e la condivisione di pregiudizi e stereotipi di genere. Vengono proposti esercizi ed esperienze pratiche che favoriscono il recupero della capacità emozionale, dell’espressione emotiva e dell’elaborazione dell’affettività. Si attiveranno gruppi con non più di 24 persone.

Le cittadine e i  cittadini partecipano gratuitamente ai gruppi PSICO-EDUCATIVI  mediante scheda di iscrizione e possono scegliere tra i seguenti percorsi:

1)  “I sentimenti degli uomini” 4 incontri, per un totale di 10 ore, rivolto agli uomini che desiderano esplorare il proprio mondo interno e imparare a “chiamare col proprio nome” i sentimenti che provano.

2) “La consapevolezza del maltrattamento psicologico” 4 incontri, per un totale di 10 ore, rivolto alle donne che intendono acquisire strumenti per riconoscere  e contrastare la violenza psicologica nelle relazioni intime.

3)  “Le dinamiche di coppia: la necessità dei legami d’amore”  4 incontri , per un totale di 10 ore di psico-educazione , rivolti alle coppie e agli individui che desiderano migliorare il loro legame di coppia attraverso una maggiore consapevolezza delle dinamiche messe in atto, al fine di migliorare la connessione emotiva.

Gli incontri sui “sentimenti degli uomini “consentono di ampliare il vocabolario del proprio mondo emotivo e di aumentare la capacità di esplicitare i propri sentimenti. Vengono utilizzati filmati che ripropongono situazioni in cui l’uomo prova emozioni e le esprime: gioia, rabbia, entusiasmo, insicurezza, paura dipendenza, vulnerabilità, vicinanza, amore… Vengono proposti esercizi ed esperienze pratiche che favoriscono il recupero della capacità emozionale, dell’espressione emotiva e dell’elaborazione dell’affettività. Sapendo che l’espressione delle proprie emozioni è un’alternativa ai comportamenti violenti e prevaricanti, gli incontri Psico-educativi intendono sviluppare consapevolezza dei propri stili di comportamento, e delle potenzialità di armonizzazione delle relazioni insite nell’ampliare il proprio vocabolario dei sentimenti. Dopo il riconoscimento degli aspetti di aggressività,si propongono 4 fasi per uscirne: 1)responsabilizzazione e attribuzione interna, 2)riconoscere le azioni  e le attivazioni, 3)interrompere l’eco che fa reagire gli altri alla rabbia, 4)riparazione e ripercussioni positive nella vita se il soggetto esprime i sentimenti.

Gli incontri sulla “ consapevolezza del maltrattamento psicologico” rivolti alle donne sono volti a fornire strumenti per riconoscere la violenza, e per cambiare se stesse e quindi cercare di modificare la situazione di prevaricazione. Mediante esempi ed esercizi si possono metter in luce  diversi tipi di controllo e  diversi tipi di abuso verbale: controllare il tempo della donna, gli spazi e le frequentazioni, il denaro, spesso viene fatto mediante la massa muscolare, il timbro di voce, oppure svalorizzare l’esperienza soggettiva, aggredire la costruzione di senso che la donna ha, per imporre con prepotenza le proprie logiche, ciò la porta a una destabilizzazione interna profonda, specialmente se la donna non ha strumenti per poter chiamare col nome adeguato questi meccanismi di prevaricazione. Ad esempio gli abusi verbali sono maltrattamento psicologico, vanno riconosciuti e chiamati col proprio nome: svalorizzare, offendere, minacciare, accusare, colpevolizzare, banalizzare, ordinare e pretendere, negare, non rispondere alle domande, rifiutare, giudicare, sputar sentenze, abuso verbale presentato come scherzo, anche il bloccare, interrompere e cambiar discorso, hate speech (l’offesa che fa tacere) fa leva su un senso di colpa che va portato alla luce e trasformato in “io vado bene!”. Con gli incontri psico-educativi  si sperimentano strumenti di lucidità mentale e di assertività per uscire dalla sottomissione utilizzando risposte e azioni rispettose della diversità e favorenti l’armonia fra i generi.

Gli incontri sulle dinamiche di coppia sono rivolti a tutte le persone che desiderano prendere maggior consapevolezza dei bisogni e delle paure che stanno alla base delle relazioni d’amore, per imparare ad entrare in contatto con questi stati emotivi e saperli esprimere al partner in modo tale che l’altro si avvicini e non si allontani. Il bisogno di stabilire un legame emotivo con poche persone amate si è rafforzato attraverso milioni di anni di evoluzione: l’amore è il miglior meccanismo di sopravivenza. Proprio per questo i legami possono essere educati e curati. Mediante esempi, filmati, ed esercizi volti a mettere in evidenza le dinamiche che le coppie agiscono senza rendersi conto e che potrebbero portare al fallimento della relazione, si forniscono esempi di comunicazione e dinamiche che aiutano a capire quali sono invece le modalità più efficaci per comunicare i propri sentiti, i propri bisogni, le proprie richieste, al fine di creare una connessione emotiva rassicurante in cui l’idea di “possesso” possa lasciar spazio al “rispetto”e favorire una vicinanza autentica.

Verifica finale:

Al termine di ciascuna unità di lavoro verrà compilata da ogni partecipante una scheda psico-educativa degli apprendimenti, e degli strumenti forniti per una migliore gestione delle emozioni e della consapevolezza dei propri sentimenti. Seguirà un questionario di valutazione dell’esperienza, per rilevare il gradimento e l’efficacia percepita. Tali dati forniranno elementi di feed-back per successivi lavori esperenziali sui sentimenti.

 


2] IO NO CHE NON MI ARRABBIO

[formazione dei docenti sulla prevenzione della violenza nelle scuole]

Interventi di Educazione alla Legalità, alla gestione dei sentimenti, e all’apprendimento delle tecniche alternative agli agiti della rabbia

A cura dell’Associazione di promozione sociale Psicologia Urbana e Creativa di Ravenna

FINALITA’:

Il Progetto è ispirato al Metodo norvegese “Alternative of Violence” e al metodo di R. Carli e S. Salvatore “La Scuola come Sistema”.

Gli interventi in una classe di prima elementare, dove si sono create situazioni di aggressività e di difficoltà educative e relazionali, sono finalizzati a:

  • Cercare di affrontare le difficoltà di contenimento della classe e predisporre un clima educativo favorevole all’apprendimento.
  • Migliorare lo stato d’animo e il comportamento dei bambini che manifestano gli episodi di rabbia e aggressività così come quello dei bambini che assistono passivamente a tali episodi, e che manifestano disagio.
  • Fornire alle insegnanti strumenti significativi e utili al fine di affrontare le situazioni conflittuali e di disagio all’interno della classe.
  • Fornire ai bambini strumenti e competenze necessarie a migliorare le proprie capacità di gestione delle emozioni e delle relazioni.
  • Fornire ai genitori gli strumenti e sviluppare competenze necessarie al fine di affrontare la relazione con i propri figli e il rapporto con la scuola.
  • Migliorare il clima emotivo e relazionale all’interno della classe, tra alunni, insegnanti e genitori.

AZIONI PREVISTE:

Il progetto si sviluppa in 3 moduli suddivisi per aree di intervento.

1°modulo FORMAZIONE DOCENTI : rivolta nello specifico ai docenti e al personale della scuola primaria

2°modulo SUPERVISIONI e FEEDBECK: Rivolti esclusivamente alle docenti, educatrice e insegnante di sostegno della classe in oggetto .

3° modulo FORMAZIONE AI GENITORI . Si prevedono 4 incontri di 2 orecon tutti i genitori della classe per effettuare una  “Analisi della domanda”: per ascoltare e cogliere le necessità e le difficoltà e aumentare le competenze genitoriali

RISORSE UMANE CHE SI PREVEDE IMPIEGARE:

Psicologhe – psicoterapeute della associazione Psicologia Urbana e Creativ:; Dr.sse Amoroso,  Casanova. Magnanensi, Siboni, Tisselli.

Coordinatrice del progetto  Dr.ssa Giancarla Tisselli


 3] COLLOQUI PSICOLOGICI A DOMICILIO PER MALATI DI SLA

[coordinatrice progetto –  in collaborazione con l’Associazione Psicologia Urbana e Creativa ASSISLA e Kairos di Ravenna]


4] SUPPORTO PSIOCOLOGICO PER FAMILIARI E CARGIVEN DI MALATI DI SLA

[in collaborazione con AssiSLA Onlus, l’associazione Psicologia Urbana e Creativa, l’associazione Kairos

e tutte le Unità Operative di Neurologia del territorio]

 

Le malattie neurologiche, tra cui la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), compaiono all’improvviso nella vita di donne e uomini, spesso giovani, che si trovano a dover cambiare modi di vivere, a sovvertire obiettivi e progetti, ad affrontare sfide a cui non erano preparati.

La vita quotidiana viene stravolta nelle abitudini e nelle prassi, e con la loro, anche quella dei propri cari.

La malattia in molti casi mette a dura prova non solo le abilità fisiche del malato, ma anche le sue risorse psichiche e quelle dei suoi famigliari, favorendo un senso di solitudine che può rendere ancora più difficoltoso il percorso di malattia.

Per queste ragioni il progetto nasce con l’intento di offrire gratuitamente supporto psicologico, attraverso interventi domiciliari ed incontri di gruppo per i malati di SLA, i familiari ed il personale di assistenza. La finalità è quella di cercare dimigliorare la condizione psicofisica e la qualità di vita delle persone attraverso:

Colloqui di sostegno al malato e/o ai familiari affinché possano allearsi alle risorse presenti;

Attività e colloqui per imparare a convivere con la malattia, rafforzare la propria identità e, se necessario, migliorare la capacità di chiedere, ricevere, e donare;

Incontri psico-pedagogici rivolti ai malati, ai familiari e al personale di assistenza;

Incontri di accompagnamento alla perdita e alle opportunità della visione spirituale;

Incontri con gruppi di famigliari.

Le attività saranno concordate in base alle specifiche esigenze e necessità della persona affetta da SLA e dei suoi famigliari.

Il progetto si sviluppa attraverso il lavoro coordinato di tre Associazioni già da tempo impegnate sul territorio ravennate:  AssiSLA Onlus, Psicologia Urbana e Creativa, Kairos. Queste, in collaborazione con le Unità Operative di Neurologia ed i servizi sanitari territoriali, metteranno a disposizione le rispettive risorse, professionalità e competenze per fornire assistenza psicologica a tutti coloro che lo richiederanno.

Il progetto si estende a tutta la provincia di Ravenna, compresi i territori comunali di Lugo e Faenza.

E’ stato possibile avviare questo progetto con i fondi raccolti da AssiSLA e Amici In Cerchio, con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, con il patrocinio del Comune di Ravenna, ma soprattutto grazie ai volontari delle associazioni AssiSLA, Amici In Cerchio, Kairos e Psicologia Urbana e Creativa.


5] “PLURIVERSO DI GENERE”

[esperienze di educazione al genere nella scuola]

in collaborazione con l’associazione Femminile Maschile Plurale, Lucertola Ludens, Psicologia Urbana e Creativa di Ravenna.

Il Progetto di Ricerca-Azione “ PLURIVERSO DI GENERE” si attua in tre fasi: – la prima è la Formazione Docenti, che ha coinvolto insegnanti della Scuola dell’Infanzia Arcobaleno, delle Elementari Garibaldi e Pasini, e Media Montanari del Comprensivo “Darsena” di Ravenna, svolgendosi nel sala teatro della scuola Media; che si è sviluppata in un percorso a sei incontri che, inizialmente, è stato più di carattere interattivo (in cui si è facilitato il coinvolgimento a partire da se), poi si sono avute sezioni più frontali e di progettazione comune;

– la seconda è stata l’attuazione di attività con i gruppi classe da parte delle insegnanti stesse, con momenti di accompagnamento/osservazione e di supervisione esterna. Attività tese ad incrementare la consapevolezza della cultura di genere ed il riconoscimento-superamento di stereotipi, di quelli che inconsapevolmente influenzano l’idea rigida di che cos’è un maschio e che cos’è una femmina, arrivando ad individuare possibili prevaricazioni di un genere sull’altro;

– e infine la terza fase consiste nella restituzione pubblica mediante il Convegno, una visione multi prospettica, plurale, sull’esperienza nel passato, nel presente e con una apertura al futuro ed all’altrove di educazione di genere nel locale; un punto di arrivo per un piccolo progetto sperimentale ed altamente innovativo; ed un’occasione di miglioramento per i successivi progetti, tutti tesi alla finalità educativa ben individuata agli albori dell’educazione al genere in Italia da Gianna Maria Bellotti, quando ancora nel 1973 si indicava: “L’operazione da compiere è […] di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene” (Dalla parte delle bambine, 1973).

In quest’opera di dis-velamento ed orientamento della progettazione ci ha guidato lo scritto di Silvia Leonelli, (in Ricerche di Pedagogia e Didattica (2011) – La pedagogia di genere in Italia: dall’uguaglianza alla complessificazione), del gruppo CSGE (Centro Studi sul Genere e l’Educazione), docente del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna. Da un là inizialmente lanciato da Samuela Foschini (antropologa culturale), l’idea del Pluriverso fu di Renzo Laporta (mutuato da quanto il CEM – Centro di Educazione alla Mondialità – ricercò negli anni 2000) e Giancarla Tisselli (psicoterapeuta), nasce dal valore delle differenze e dal concetto psicoanalitico di “Individuazione” che incontra la Pedagogia di genere. Le psicoterapeute di Psicologia Urbana e Creativa Laura Casanova, Michela Balestra e Elisa Magnanensi, con esperienze di psicologia scolastica portano nella didattica l’idea di superare gli stereotipi e favorire la possibilità dei giovani/e di essere se stessi e se stesse. Per fare ciò, l’esperienza dell’Associazione Femminile Maschile Plurale, che da oltre 6 anni porta avanti studi sul genere, è stata fondamentale per avere strumenti di decodifica dei modelli suggeriti dai contesti tradizionali che continuano a proporre comportamenti stereotipati fondati su ruoli predefiniti, che non rispettano la libertà di esprimere le identità dinamiche individuali. I modelli conservati dalla società patriarcale sono prevaricanti di un genere sull’altro, e ciò che limita la libertà e i diritti è violento.

Il progetto “Pluriverso di genere” nasce anche al fine di limitare la violenza e all’opposto favorire la libertà di ognuno ed ognuna di esprimere la propria individualità. L’incontro con Lucertola Ludens i cui esperti di gioco, di antropologia culturale, educazione alla differenze, di peer education e di peace education, hanno concepito modalità didattiche in cui l’insegnante è un facilitatore che favorisce il “Trarre fuori” e la valorizzazione delle differenze, intese come risorse per tutti e tutte.

Queste competenze si sono integrate con il modello pedagogico proposto da Silvia Leonelli, ripreso a partire da 3 fasi di lavoro:

1] trovare un argomento o uno stimolo per far esprimere gli stereotipi di genere , ad esempio ci si è chiesti: “Esistono giochi da femmina e giochi da maschio, o giochi da tutti e due?” “Esistono Sentimenti da maschio e sentimenti da femmina?”

2] confrontare le proprie idee con quelle degli altri, cioè pluralizzare i modelli.

3] sentirsi liberi di esprimere se stessi , potendo sottrarsi dai modelli predefiniti dall’esterno, per ascoltare l’interiorità e le sane spinte che realizzano le proprie qualità individuali.

L’eterogeneità umana è il tesoro dell’unità umana che è il tesoro dell’eterogeneità umana: l’unità multiplex” Edgar Morin


6] educAlternativa

[progetto crossmediale sulla formazione collettiva ispirata al metodo “Alternative to Violence”

Un progetto di formazione collettiva con lo scopo di offrire diversi spunti di riflessione su una nuova cultura educativa “Alternativa alla Violenza” ispirata al metodo norvegese “Alternative of Violence” :documentando con supporti video-digitali workshop, incontri e laboratori esperienziali organizzati dall’Associazione Psicologia Urbana e Creativa di Ravenna e la diffusione gratuita sulle piattaforme di condivisione video e di informazione digitale, sia la possibilità di divulgare una metodologia pratica in grado di sviluppare le capacità di risolvere i conflitti senza ricorrere alla manipolazione, alla coercizione o alla VIOLENZA.

1] Sperimentare una più ampia capacità di lettura del sé e dell’altro e della capacità di relazione adottando le regole della comunicazione empatica.

2) Introdurre una diversa cultura della risoluzione del conflitto elaborato nella didattica dall’associazione Psicologia Urbana e Creativa che si ispira al metodo norvegese “ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA”.

3) Sviluppare una corretta comunicazione rivolta alle nuove generazioni sull’educazione all’affettività

4) Diffondere una corretta educazione ai sentimenti adottando la metodologia della web user-generated-content per la diffusione della conoscenza. 5) Fornire a docenti e genitori, mediante i contenuti multimediali disponibili in rete, una gamma più ampia di strumenti educativi.

STRUTTURA DEL PROGETTO

L’obiettivo pratico del programma #educAlternativa è quello di produrre video-lezioni didattiche multimediali a puntate [web-serie tutorials] pubblicate sulle piattaforme di condivisione di contenuti audiovisivi più utilizzati dalle nuove generazioni: wikivideo, youtube, vimeo, facebook con l’intento di aumentare la consapevolezza dei sentimenti e dei vissuti emozionali nella percezione di una nuova EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITA’ partendo dai partecipanti ai workshop sull’argomento organizzati sul territorio ravennate e giungere in modo massivo agli utenti del web: i fruitori del social-edu-network dedicato al progetto www.educalternativa.org

Il progetto, nella parte iniziale, prevede la realizzazione di una serie di puntate-pilota all’interno di un macro-progetto sperimentale negli ambienti dell’editoria sulwebe deinuovi media del settore psicologico. Un esperimento cross-mediale [quindi distribuito su diverse piattaforme: TV, web, social network, yotube, smartphone, smartTV] più ampio che si alimenterà dell’esperienza collettiva dei ricercatori del settore psicologico e degli utenti che contribuiranno a generare i filmati e testi multimediali [user-generated-content] in un’ottica di democratizzazione della produzione dei contenuti, oggi possibile grazie alla diffusione di soluzioni hardware e software pratiche e a basso costoeda Ilformatodelcontenutosaràquellodellawebseriediffusainmodoviralegrazieagliutentieaglistudiosicoinvolti.Unprogettodi ricerca sperimentale e di formazione interattiva e di sviluppo professionale per i membri scientifici partecipanti al network www.educalternativa.org ispirato dal primo trattamento in questo campo in Europa che risale al 1987 dal titolo “Alternativ til Vold” [ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA] fondato dal norvegese Peer Isdal, il quale definisce la VIOLENZA come “un qualunque atto diretto contro un’altra persona, a prescindere che tale atto le nuocia, la ferisca o la offenda, in modo tale da spingere tale persona a fare qualcosa contro la propria volontà oppure che le impedisca di fare qualcosa che desidera fare”.

La fase finale del progetto-pilota da realizzare sul territorio ravennate prevede la diffusione

DESTINATARI

Formazione e ricerca in modo innovativo nell’era della selfie-generation. Con questo metodo ci si propone di fareri cerca qualitativa (ad orientamento fenomenologico) con lo scopo di identificare ‘teorie’ dell’insegnamento all’affettività alle quali agganciare metodi e strumenti estraendole dalle pratiche reali, teorie ‘estratte’ e non teorie ‘astratte’ nel campo dell’educazione all’affettività. Il progetto offre una ‘formazione continua’ dell’insegnante fatta non attraverso formazione ‘formale’ (corsi, letture), tipica di un approccio alla conoscenza di tipo deduttivo, ma attraverso un approccio induttivo visivo partendo dalla considerazione delle pratiche reali di insegnamento, il loro racconto in formato narrativo (storie) e il loro riesame attraverso l’utilizzo del mezzo video-scrittura-digitale. Si tratta di un approccio allo sviluppo professionale dei docenti e dei pedagoghi che fa leva sulla riflessione intorno alla propria pratica, attraverso l’utilizzo del mezzo audiovisivo, la tecnologia più comune ai giovani della cosiddetta selfie-generation.

In questo senso il contenuto multimediale sarà un mezzo utile di conoscenza cross-mediale sia per gli educatori e psicologi che per gli studenti delle scuole secondarie e superiori. Attraverso la narrazione visiva il docente/ricercatore ‘studia’ se stesso ed ‘insegna’ a se stesso (non ‘è insegnato’ da terza persona). Ricerca e Formazione professionale conferiscono all’insegnamento dinamicità e apertura riparandola da standardizzazioni e da pratiche routinarie, perché l’educazione di una cultura del metodo “alternativo alla violenza” passa da una nuova educazione all’affettività. In una cultura dominata da uno sbilanciamento a favore degli aspetti emozionali a discapito di quelli valoriali con un’affettività sradicata dall’ethos, da una prospettiva di senso, percepita come pura saturazione di un bisogno a “ciò che si sente”. Anche a livello educativo si osserva tale equivoco sbilanciamento: gli affetti paiono non bisognosi di educazione.

#educAlternativa rappresenta una metodologia sperimentale per diffondere una “civica e condivisa” educazione del trattamento

“ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA”.

Il progetto si sviluppa concettualmente attraverso tre tipi di attività: – la narrazione di storie di didattica/visiva
– la loro rielaborazione riflessiva/visiva
– la costruzione di una knowledge base

Le fasi del progetto

Si inizierà con la raccolta di storie attraverso la documentazione visiva degli incontri pubblici e dei corsi a numero chiuso organizzati dall’associazione di promozione sociale Psicologia Urbana e Creativa e questa fase continuerà sino alla fase seconda nella quale si raccoglieranno i filmati realizzati per passare a quella del loro riesame. Potendo accedere ad una raccolta di storie – che varia in base alla partecipazione degli utenti – si avrà modo di attingere da un ampio repertorio di soluzioni possibili e si potrà avere accesso ad un sapere esemplare da contestualizzare.

Leggere e “osservare” storie narrate ci permetterà di “fare esperienza”, pensare, e arricchire il repertorio dei diversi dispositivi didattici multimediali nel campo dell’educazione all’affettività.
Lo staff tecnico dell’associazione occupArti, supportato sin dalla prima fase di selezione del materiale audiovisivo, documenterà le video-storie e lo staff di psicologi e psicoterapeuti dell’associazione Psicologia Urbana e Creativa procederà al loro riesame nei tempi e nelle modalità indicate dal trattamento norvegese “ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA”. Sarà raccolto il “sentito” dei cittadini partecipanti agli incontri e workshop organizzati sul territorio ravennate allo scopo di far ascoltare e leggere direttamente il loro punto di vista senza filtri. Progettare, immergersi, esporsi, ri-elaborare, estrarre significati e dispositivi, fare emergere macrotemi.

Mano a mano che si sistematizzeranno ‘conoscenze’, queste saranno organizzate nella knowledge base.

I contenuti multimediali saranno ri-elaborati in post-produzione per poi strutturarli in una antologia di storie, in un repertorio multimediale di dispositivi didattici disponibili per gli utenti allo scopo di realizzare la prima raccolta multimediale di teorie didattiche sull’EDUCAZIONE ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA, in Italia. Le video-storie saranno suddivise per categorie e tematiche, indicizzate per un’agevole ricerca sulla base di criteri di utilità e potranno essere commentate singolarmente dagli utenti del web.

Una conoscenza visiva collettiva sull’educazione all’ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA.

Tempi di attuazione

La struttura prevede 10 ore di documentazione audiovisiva dei laboratori e degli incontri nelle scuole e luoghi pubblici, suddivise in 5 eventi più 4 incontri extra con i professionisti e docenti (di presentazione e di verifica del progetto).

Le innovazioni che si intendo produrre con questo progetto possono essere così presentate:

• realizzare un modello di valutazione dei risultati sul cambiamento prodotto sul territorio dalle micro azioni di rete e dell’impatto delle attività realizzate;
• coinvolgere attivamente in un’ottica di risorsa individui in difficoltà, proponendo un modello alternativo alla risoluzione die conflitti
tra i familiari ed i cittadini;

• favorire la consapevolezza che il lavoro di rete può produrre un cambiamento positivo e rappresenta un’efficace modalità di intervento sociale;
• documentare efficacemente le attività relative alle relazioni d’aiuto, allargando la rete a nuovi interlocutori e potenziarne l’attività
in un’ottica di condivisione di strumenti educativi innovativi

• produrre un modello di buone pratiche esportabile in altri contesti territoriali della Regione e a livello nazionale.

Operatori

Professionisti della comunicazione volontari dell’associazione occupArti e psicologi e psicoterapeuti volontari dell’associazione di promozione sociale Psicologia Urbana e Creativa di Ravenna coordinati dalla Dott.ssa Giancarla Tisselli e dal direttore artistico Fabrizio Fantini.